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Piccola storia di enologia scandianese

Le attestazioni intorno alle uve di Spergola ci restituiscono l’immagine di una pratica vitivinicola molto lontana nel tempo. Spergola è un’uva specifica, recentemente censita e così riprodotta a livello clonale al fine di scongiurarne l’estinzione, o la confusione, e questo nonostante la sua diffusione capillare nel territorio scandianese e, come abbiamo visto, anche nelle vicine località. Le attestazioni che la riguardano, tracciano un profilo storico di tutto rispetto: la prima è quella che riguarda Matilde di Canossa che durante una delle sue manovre diplomatiche ne fece omaggio nientemeno che a Papa Gregorio VII. Successivamente, fondamentale la testimonianza riportata da Bianca Capello, moglie di Francesco I de’ Medici, Granduchessa di Toscana, che nelle sue memorie di viaggio cita il “buon vino di Scandiano fresco e frizzante”, Anno Domini 1580.

Nel 1597, invece, è la volta di Andrea Bacci che menziona nella zona la produzione di vini pregevoli, profumati e frizzanti. Nel 1644 il marchese Vincenzo Tanara ne fa menzione battezzando l’uva coi nomi di Pomoria o Pellegrina mentre Giambattista Venturi, nel 1822, analizza in modo sistematico le tecniche di produzione del vino prodotto nel Comune di Scandiano, e questo sebbene esso non avesse ancora acquisito il nome con cui oggi la conosciamo. Sappiamo infatti che doveva trattarsi dello stesso vino che Claudio Dalla Fossa indica nel 1811 col nome di Spergolina, confermato dal fatto che poco dopo, precisamente nel 1839, il conte Giorgio Gallesio ne documenta addirittura due tipologie, una Spargolina “normale” e un’altra “molle”.

All’inizio del XIX secolo, invece, Filippo Re parla dei vini spumanti e liquorosi della zona nell’ambito di una trattazione in cui si promuove l’importanza di vendemmiare l’uva ben matura e di fare attenzione ai travasi per preservare l’aroma e il “gaz” interno al vino. A queste testimonianze, sempre lusinghiere, si associa poi quella di Antonio Claudio De Valery, bibliotecario del re di Francia, che nel 1842 nella guida redatta per i viaggiatori cita proprio il “vin blanc sucrè de Scandiano”. Si deve a Enzo Maioli, dell’omonima azienda, la volontà di recuperare, tra i tanti frutti antichi, anche quei grappoli “alati” di Spergola.

Da qui l’idea di recuperare quelle uve di antica coltivazione che vanno a completare la sua collezione di oltre 700 varietà. Come lui stesso sottolinea, “sarebbe talvolta opportuno fare un passo indietro, per riscoprire non solo i valori del nostro passato, ma anche autentiche prelibatezze che rischiamo di non poter far conoscere ai nostri giovani e ai giovani agricoltori”.